Riforma Catasto 2014: crollo mercato immobiliare

Il testo votato il 27/02/2014 a Montecitorio prevede riforme fiscali epocali che mi portano a temere per il futuro del mattone, uno dei settori trainanti dell’economia del nostro Paese che già versa in difficoltà.

La legge delega il cui compito è stato affidato al Governo con resoconti trimestrali, alle Camere sarà attuativo nel giro di un anno con un successivo biennio per i provvedimenti correttivi e integrativi.

La stretta di morsa principale è la RIFORMA DEL CATASTO 2014 in tre passaggi sostanziali:

  1. Il valore patrimoniale dovrà avvicinarsi al valore di mercato e la rendita catastale risulterà pari al canone di locazione annuo. Mi spiego meglio: l’immobile che oggi ha un valore fiscale di 100.000 € sul quale si pagano le imposte di registro all’Agenzia delle Entrate in caso di successioni o donazioni e che costituisce base di calcolo per l’IMU, a decreto attuato avrà un valore di 300.000 € e conseguenzialmente triplicheranno anche le imposte citate. Non saranno solo le imposte dirette ad aumentare ma ciò andrà ad inficiare anche la dichiarazione dei redditi decurtando la pensione di qualche centinaio di euro mensili e innalzando l’Irpef , il tutto basato sul principio della locabilità di un immobile e del beneficio economico che si percepirebbe affittando lo stesso.

  2. Anziché utilizzare l’attuale VANO CATASTALE come parametro per il calcolo della rendita si avrà come unità di valutazione il METRO QUADRO di superficie effettiva. Una innovazione superflua e dissonante in quanto già oggi un vano catastale è pari a 15/20 metri quadri, pertanto non comprendo le motivazioni che portino a modificare un riferimento collaudato nonché storico utilizzato dal 1977.

  3. Ai Comuni varrà demandato l’incarico di tenere aggiornati gli ESTIMI E IL CLASSAMENTO CATASTALE e la loro costante revisione. Non voglio pensare a cosa porterà tale facoltà ben sapendo la necessità dei comuni di far cassa come già riscontrato con la MINI RATA IMU di gennaio 2014.

Come comportarsi con una rendita catastale elevata?

Come arma di difesa al cittadino non resta che il solo ricorso in autotutela nel momento in cui la rendita venga eccessivamente rivalutata, ma è ben poco risolutivo di fronte al cambiamento globale dei parametri di calcolo e l’ottica con cui è inquadrata l’abitazione. Infatti non è più un solido investimento per il futuro, ma diventa esageratamente fonte a cui attingere per l’erario pubblico.

Mi risulta davvero difficile guardare con ottimismo e lungimiranza le trasformazioni in atto, che si ripercuoteranno negativamente sul mercato immobiliare andando a gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini: prova è che si parla di riforma Catastale e non Tributaria per cui le Imposte resteranno invariate, o meglio, sono aumentate anch’esse.

AUMENTO ALIQUOTE DI REGISTRO (Circolare 2/E del 21/02/2014)

Le aliquote dell’imposta di registro sono aumentate dal 1° Gennaio 2014 e per i trasferimenti di immobili sono previste tre sole aliquote: 2% per la prima casa, 9% per tutti gli altri beni immobili, 12% per i terreni agricoli e relative pertinenze. L’imposta di registro proporzionale non può essere in ogni caso inferiore a 1.000 euro, mentre passa da 168 euro (quella che era l’imposta minima precedente) a 200 euro la misura fissa di ciascuna delle due imposte di registro, ipotecaria e catastale.

Da parte mia non posso che tenere aggiornati i miei clienti sull’evoluzione del Decreto e mettermi a disposizione perorando i diritti del cittadino nella sede dell’Agenzia del Territorio.

Riporto infine uno specchietto tratto dal sole 24ore per un immediato riscontro:

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